Il cervello parla, il sistema immunitario risponde:
Psiconeuroendocrinoimmunologia
E’ ormai ben noto a tutti, come lo stress psicologico possa contribuire allo sviluppo di specifiche malattie ‘fisiche’, in particolare quelle cosiddette ‘psicosomatiche: è il caso della dermatite, del colon irritabile, dell’emicrania...
La ricerca, però, ha messo in evidenza nuove relazioni tra fattori psicologici e malattie come ictus, tubercolosi, diabete, leucemia, cancro, vari tipi di malattie infettive, e perfino la comune influenza.
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dott. Vincenzo D’Amato Counselor Hypnotherapist
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Il cervello
è collegato sia con il sistema endocrino (ormonale) che con il sistema
immunitario
Sistema immunitario e sistema nervoso centrale
sono costantemente in comunicazione, poiché le cellule immunitarie portano
all’apparato neurologico, attraverso i neuropeptidi, (piccole molecole di
natura proteica) le informazioni che hanno captato durante il monitoraggio
dell’organismo
Nuove discipline come la
neuropsicoendocrinologia e la neuropsicoimmunologia hanno contribuito a
migliorare la nostra comprensione dei processi complessi che contribuiscono a
produrre uno stato di salute o di malattia.
Le influenze
psicologiche sui processi immunitari
Tutte
queste connessioni sono oggetto di studi recenti che costituiscono la Psiconeuroendocrinoimmunologia
(PNEI), una disciplina che si occupa delle relazioni tra psiche e i
sistemi di regolazione fisiologica che costituiscono l’organismo umano: quello
endocrino, quello nervoso e quello, appunto, immunitario.
Il nostro
cervello quindi, o meglio le sue funzioni mentali, sono in grado di comunicare
con le cellule del sistema immunitario
E’ lo stress ad avere un ruolo importante
nello studio delle risposte psico-fisiche connesse all’intreccio dei tre
apparati. Quando questo sopraggiunge, l’organismo viene invaso da determinati
ormoni, tra i quali i più importanti sono l’adrenalina e il cortisolo. Se lo
stress dura poco e si limita ad una fase acuta, l’effetto è inizialmente
positivo: il lieve rialzo ormonale potenzia l’azione immunitaria, attiva delle
reazioni fisiche di adattamento, migliora le capacità di concentrazione e di
attenzione.
Quando, invece, la mente del soggetto è
coinvolta emotivamente in situazioni di sofferenza, dolore, rabbia,
risentimento, sconforto o angoscia per periodi di tempo prolungati, le sostanze
rilasciate, le stesse che nella fase di stress iniziale producono effetti
positivi, diventano nocive come le tossine che inquinano il corpo. In questo
stadio, che caratterizza lo stress cronico, si attivano dei meccanismi dannosi:
tra questi, quello più importante è la diminuzione o la soppressione della
risposta immunitaria.
In conseguenza a stati di attivazione
emozionale, si sono scientificamente riscontrate consistenti variazioni dei
parametri immunitari: depressione e ritardo nella sintesi di anticorpi, fino ad
arrivare a fenomeni patologici, come lo sviluppo di autoanticorpi, evento
maggiormente associato alle malattie autoimmuni (ad esempio la tiroidite di
Hashimoto o il diabete mellito di tipo I).
Psiconeuroendocrinoimmunologia, la biochimica delle emozioni
Un
elemento chiave dell’analisi sviluppata dalla Neuropsicoendocrinologia, è l’influenza diretta
delle emozioni sul corpo. Quando la reazione emozionale è adattativa, utile e
si associa ad uno stress fisiologico, non ha un significato patogeno; se,
invece, le modalità di espressione emozionale sono sbilanciate, si verificano
reazioni disfunzionali.
Quando si analizza la portata delle
alterazioni biologiche in risposta allo stress, si deve tenere conto non solo
della presenza oggettiva di quest’ultimo (che di per sé può non essere
dannoso), ma soprattutto dalle variabili individuali relative al soggetto, come
la valutazione cognitiva dello stimolo stressante e la gestione di esso.
Esistono
substrati fisiologici ben studiati che dimostrano come la comunicazione avvenga
in entrambe le direzioni per ognuna di queste aree e dei loro organi.
Secondo
l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, lo stretto legame tra la mente e il
corpo è di tipo bidirezionale: le emozioni e lo stress agiscono sulla salute
fisica e, a sua volta, la psiche influenza l’organismo stesso.
Il sistema immunitario è molto più reattivo di
quanto si sospettava in passato e ha una fitta e profonda comunicazione con la
psiche. Quando si è fortemente stanchi o con il morale basso, si tenderà ad
ammalarsi più facilmente e ad andare incontro ad infezioni ricorrenti o
influenze, oppure a sviluppare disturbi molto frequenti negli stati di stress,
come l’herpes labiale o altre patologie associate ad un sistema immunitario
compromesso.
Quando lo stress subentra in seguito a perdite
emozionali o lutti, può diventare concausa dello sviluppo e/o dell’insorgenza
di malattie autoimmuni o di condizioni molto gravi, come i tumori.
L’attuale attività clinica conferma che gli
stati emotivi negativi del paziente influenzano l’insorgenza e il decorso della
malattia e si associano, in generale, ad una netta diminuzione delle funzioni
immunitarie.
Si è osservato che le persone che tendono
verso questo stile emozionale presentano una maggiore attivazione dell’area
destra del cervello, condizione collegata ad una minore produzione di cellule
linfocitarie.
Seguendo
l’approccio della Neuropsicoendocrinologia, l’apparato immunitario, collegato a
quello nervoso ed endocrino, subisce l’influenza di molteplici emozioni come la
paura, la preoccupazione, la collera, il risentimento, la depressione, l’ansia.
In tale contesto, quindi, potrebbe essere più
appropriato enfatizzare la prospettiva psicologica – letteralmente, lo studio
della mente – piuttosto che quella della neuroscienza. Una mente è composta di
informazioni e ha un substrato fisico, cioè il corpo e il cervello.
Inoltre, possiede un altro substrato
immateriale che ha a che fare con il flusso di informazioni. Quindi, forse la
mente è costituita dalle informazioni che scorrono tra tutte queste parti del
corpo. Forse la mente è ciò che tiene insieme la rete.
E’ bene ricordare che sappiamo ancora molto
poco circa la natura di queste relazioni. Ciò nonostante, queste ricerche hanno
il grande merito di aver aperto un’altra breccia nelle barriere tra medicina e
psicologia.
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