“Bullismo” consapevolezza per combatterlo!
Com'è noto, l'aggressività ha molteplici forme di manifestazione, tra queste forme il bullismo ha riscosso in anni recenti una crescente attenzione socioeducativa, soprattutto in coincidenza con fatti di cronaca che hanno avuto come protagonisti giovani e come scenario la scuola.
Questo particolare fenomeno rappresenta una forma di disagio infantile e
adolescenziale, che si caratterizza tanto per l'emissione di comportamenti
prevaricatori, quanto per la presenza di caratteristiche stabili e traversali
rispetto al contesto sociale, all'età e al sesso degli attori che vi prendono
parte. La conoscenza di questi fattori fissi costituisce un repertorio di
indicatori attraverso i quali orientare l'osservazione e l'analisi educativa di
tutte quelle situazioni dove vengono messe in atto condotte aggressive; il
verificarsi di una relazione interpersonale incentrata sull'asimmetria di ruolo
e sull'autoaffermazione attraverso la distruzione dell'altro, infatti, produce
degli effetti che assumono la valenza dapprima di ferita psicologica e nel
lungo periodo di danno sociale.
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dott. Vincenzo D’Amato Counselor Hypnotherapist
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Il
bullismo: aspetti e modalità dell'aggressività tra pari
Il bullismo (dall'inglese
bulling, derivazione di tuo mob, cioè aggredire in massa,
assalire in modo tumultuoso) è l'espressione di un disagio, prima emotivo e poi
relazione, che si esprime attraverso la messa in atto di condotte aggressive
eterodirette, agite tra pari nel contesto gruppale; si tratta di un «fenomeno
dinamico, multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l'interazione
del prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma
tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi.
Il comportamento del
bullo è un tipo di azione continuativa e persistente che mira deliberatamente a
fare del male o a danneggiare qualcuno» (Micoli - Puzzo, 2012, p. 99- 100)
attraverso la messa in atto di modalità comportamentali dirette, in cui c'è un
contatto concreto tra aggressore e aggredito, o indirette, in cui invece la
relazione tra gli attori dell'azione è mediata attraverso specifici canali.
Nello specifico, il bullismo di tipo fisico è
verbale e comprende tutto il repertorio di azioni che procede dall'insulto alla
minaccia, fino all'aggressione (pugni, calci e simili); questa modalità è
prevalentemente adottata da individui di sesso maschile ed è finalizzata alla
vittimizzazione sia dei maschi sia delle femmine.
Il bullismo indiretto, prevalentemente agito dalle
femmine e rivolto verso vittime dello stesso sesso, passa attraverso la
violenza psicologica, ovvero la messa in atto di strategie quali la diffusione
di «una serie di dicerie sul conto della vittima, l'esclusione dal gruppo dei
pari, l'isolamento, la diffusione di calunnie e di pettegolezzi» (Micoli -
Puzzo, 2012 p.100).
In questa seconda
categoria rientrano anche le modalità persecutorie legate al cyberbullyng, cioè
a quel particolare tipo di aggressività intenzionale agita attraverso forme
elettroniche, quali: il flaming, l’harassment, il cyber-stalking,
lo slander, l’exposure, l’outing estorto, l’impersonation
e l’esclusione.
Ne vediamo di seguito,
sia pure sinteticamente, le caratteristiche salienti:
Il flaming (da flame:
fiamma): si configura come una rissa vera a e propria, anche se virtuale,
gestita all’interno di un forum o di un blog, che diviene lo spazio in cui
inviare messaggi aggressivi, violenti e volgari.
L'harassment, o molestia è una serie
ripetuta di messaggi offensivi che vengono inviati alla vittima con l’intento
di recarle oltraggio attraverso l’insulto e di screditarla.
Assume il nome di cyber-stalking la
reiterazione di attacchi persecutori, ossessivi e insistenti, portati
attraverso la rete o un altro mezzo di comunicazione elettronico.
Un’altra manifestazione
di cyber bullismo è lo slander o denigration
(denigrazione), che consiste nel minare, attraverso i social network, la
reputazione della vittima, sia inviandole direttamente messaggi denigratori sia
con la diffusione di maldicenze.
Prende il nome di exposure la rivelazione
di fatti o notizie compromettenti o imbarazzanti diffuse attraverso il web.
L'outing estorto si ha quando il bullo esercita sulla vittima
una pressione tale da riuscire a estorcergli informazioni riservate o scabrose
o delicate, che poi pubblica in rete.
In altri casi il bullo
ricorre all’impersonation,
ovvero alla sostituzione o al furto di identità della vittima, sempre allo
scopo di ferire e screditare.
Esclusione, infine,
consiste nella volontaria estromissione della vittima dalle attività
online.
Come altri fenomeni di
prevaricazione, il bullismo trova origine e alimento nei modelli
socio-culturali, nell'esposizione a particolari stili educativi e nei tratti di
personalità che caratterizzano il singolo individuo; tuttavia diversamente dal mobbing
e dallo stalking si può parlare di fenomeno bullistico già in
presenza di un solo episodio la cui gravità sia tale da causare un danno
esistenziale; il discrimine tra il bullismo e le altre forme di comportamento
aggressivo o persecutorio è rintracciabile nella presenza, all'interno della
situazione di prevaricazione, di tre fattori tipici, quali: l'intenzionalità,
la sistematicità e l'asimmetria di potere.
Si ha intenzionalità quando
il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e
consapevolmente.
Con il termine sistematicità si fa riferimento alla reiterazione nel tempo della condotta disfunzionale.
Per asimmetria di potere si intende invece una situazione di relazione interpersonale in cui, tra le pari coinvolte (il bullo e la vittima) c'è una differenza di potere, dovuta alla forza fisica, all'età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo; la vittima, in ogni caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.
Con il termine sistematicità si fa riferimento alla reiterazione nel tempo della condotta disfunzionale.
Per asimmetria di potere si intende invece una situazione di relazione interpersonale in cui, tra le pari coinvolte (il bullo e la vittima) c'è una differenza di potere, dovuta alla forza fisica, all'età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo; la vittima, in ogni caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.
Poiché, l'età dei
soggetti che mettono in atto le condotte bullizzanti è compresa tra i 7-8 anni
e i 14-16 anni, e sussiste come nel mobbing – la volontà di distruggere la
vittima, il bullismo si configura come mobbing in età evolutiva.
In sintesi, il bullismo
è «un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo,
perpetuata da una persona o da un gruppo di persone più potente nei confronti
di un’altra persona percepita come più debole» (Farrington, 1993, pp.
381-458.); in altri termini, un individuo o «uno studente è oggetto di
bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto,
ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte
di uno o più compagni”.
Più specificatamente “un
comportamento ‘bullo’ è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del
male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi,
persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime.
Alla base della maggior
parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di
intimidire e dominare» (Olweus, 1973).
Gli attori della
situazione bullizzante
La situazione bullizzante
prevede la presenza di tre tipologie di attori:
•
il bullo, cioè colui/colei che
attivamente pone in essere condotte aggressive;
•
la vittima,
ovvero il destinatario degli atti di prepotenza;
•
lo spettatore
o bystander, ossia colui/colei che assiste senza prendere parte
attiva alla prevaricazione.
Per
ognuna di queste macrocategorie esistono ulteriori sottocategorie quali:
•
il bullo
dominante e il bullo gregario per quanto riguarda gli
aggressori;
•. la vittima
passiva/sottomessa e la vittima provocatrice per ciò che
attiene l'aggredito;
•
• i sostenitori
del bullo, i difensori della vittima e la maggioranza
silenziosa per ciò che invece concerne gli spettatori.
Per
lungo tempo, nel senso comune la parola bullo è stata usata per indicare
«il gradasso, quello che si dà delle arie, ma che non necessariamente prevarica
gli altri, anzi spesso il termine "bullo, bulletto" ha
un'accezione positiva, di affettuosa presa in giro. [...] Una
"bullata" non è un comportamento tipico del bullo prevaricatore, ma
una situazione che desta meraviglia e sorpresa e perciò apprezzabile. Per certi
gruppi giovanili "Che bello" e "Che bullo" diventano due
modi di dire intercambiabili, privi di connotati negativi» (Testa, 2013, p. 78
). È solo alla fine degli anni '90 che il vocabolo bullo viene associato
al significato – mutuato dal mondo anglosassone – di persona che usa la propria
forza o potere per intimorire oppure per danneggiare una persona più debole.
Ne deriva che il bullismo non indica più un atteggiamento ma una specifica modalità relazionale basata su rapporti di forza e sudditanza psicologica.
Ne deriva che il bullismo non indica più un atteggiamento ma una specifica modalità relazionale basata su rapporti di forza e sudditanza psicologica.
Le caratteristiche dei diversi attori
Conclusioni
Prendere consapevolezza
delle molteplici forme con cui si manifesta il bullismo, vuol dire sgombrare il
campo dai luoghi comuni che spesso mistificano, fino a giustificarlo, il
fenomeno del bullismo; ancor più significa affinare l’attenzione verso
tutti i fattori predittivi su cui questo poggia. È sulla base di questi,
infatti, che è possibile predisporre sia una rete educativa, che supporti la
vittima aiutandola a uscire dal processo di vittimizzazione e il bullo nella
ricostruzione del repertorio comportamentale, sia l'allestimento di setting
che, per la loro strutturazione, esercitano un'azione frenante della dinamica
bullistica e allo stesso tempo costituiscano uno spazio in cui sperimentare il
percorsi di cambiamento.
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