Perchè sono sempre stanco? Psicosomatica della stanchezza
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Sentirsi stanchi non significa necessariamente avere una qualche patologia. I cambi stagionali, ad esempio, con i loro mutamenti di temperatura e di quantità di ore di luce quotidiani, possono portare nell’individuo una elevata stanchezza, prolungata per alcuni giorni.
Anche altri cambiamenti e fattori esterni ed
interni come il lavoro, i cambiamenti ormonali, un trasloco, un lungo viaggio,
un semplice, ma abbondante pasto, addirittura una vacanza possono portare forte
affaticamento scompensando gli equilibri psico-fisici caratteristici di ogni
persona.
Per
quanto detto il provare affaticamento psico-fisico continuo è un qualcosa
di nettamente differente dall’essere afflitti da una, seppur intensa,
momentanea stanchezza; solitamente risolvibile con del riposo. Tale
affaticamento assai prolungato assume nella persona la forma di una vera e
propria patologia definita “Sindrome da affaticamento cronico” e può essere
imputabile ad una menomazione fisica, ad esempio anemia, malattie virali o
della tiroide, e/o ad un disagio
psicologico.
La stanchezza generale non deve mai essere sottovalutata, anche in assenza di una precisa causa organica, oltre ad essere un fenomeno debilitante può avere ripercussioni serie sulla vita quotidiana (lavoro, rapporti interpersonali, di coppia). Ci si sveglia, come nei tratti depressivi, già stanchi e a volte ci si ammala molto spesso. Alzarsi più affaticati di quando ci si è addormentati significa che a livello energetico si è verificato uno squilibrio tra consumo e ricarica: le risorse energetiche sono state profondamente intaccate.
La stanchezza generale non deve mai essere sottovalutata, anche in assenza di una precisa causa organica, oltre ad essere un fenomeno debilitante può avere ripercussioni serie sulla vita quotidiana (lavoro, rapporti interpersonali, di coppia). Ci si sveglia, come nei tratti depressivi, già stanchi e a volte ci si ammala molto spesso. Alzarsi più affaticati di quando ci si è addormentati significa che a livello energetico si è verificato uno squilibrio tra consumo e ricarica: le risorse energetiche sono state profondamente intaccate.
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dott. Vincenzo D’Amato Counselor Hypnotherapist
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La stanchezza cronica
Altra cosa, decisamente più seria, è la
stanchezza cronica (CFS: Chronic Fatigue Sindrome) che comprende una condizione
costante di stanchezza con presenza di alcuni sintomi particolarmente
significativi: febbricola, dolori muscolari e articolari, cefalea, depressione,
irritabilità, disturbi cognitivi. Questa sindrome, molto spesso, è il primo
segnale di una depressione, non riconosciuta, caratterizzata da apatia,
delusione, crollo di importanti aspettative, mancanza di entusiasmo e di desideri,
in breve, il soggetto ha perso la voglia di vivere.
La persona particolarmente affaticata è sempre
troppo coinvolta dai suoi pensieri, dalle sue preoccupazioni, timori e paure, a
tal punto che la bloccano, consumando completamente la sua energia. Lo stato
emotivo, infatti, è fondamentale per determinare il livello di energia. Quando
si vive un’esperienza di depressione, di dolore o di tristezza, il livello di
energia tende ad abbassarsi. Al contrario quando si è felici, allegri il
livello energetico sale.
In questo caso, ti suggerisco di rivolgerti ad un professionista, chiedere aiuto è una cosa normale!
Stanchezza cronica in
psicosomatica
La sindrome di stanchezza cronica è il primo
(o inizialmente l’unico) segno di una depressione non riconosciuta o molto
mascherata che trova nello stato di debolezza l’unica forma, da un lato di
espressione, dall’altro di auto-terapia. È il corrispettivo fisico di apatia,
disincanto, delusione, mancanza di entusiasmo, ma anche del crollo improvviso
di importanti aspettative
Ci sono però molte situazioni nelle quali non
si riconosce nulla di particolare; piuttosto si può osservare che nel modo di
vivere abituale di una persona c’è un certo “attrito”: si vive in perdita lieve
ma continua di energia (i risultati concreti sono sempre inferiori rispetto
alle energie impiegate).
Quando siamo particolarmente scontenti, visto che non possiamo scappare, la stanchezza psicosomatica può essere l’espressione di un inconscio desiderio di fuggire da una vita stressante e insoddisfacente.
Quando siamo particolarmente scontenti, visto che non possiamo scappare, la stanchezza psicosomatica può essere l’espressione di un inconscio desiderio di fuggire da una vita stressante e insoddisfacente.
La scarsa autostima è un tratto caratteristico
di chi viene colpito da sindrome da stanchezza: chi soffre di stanchezza
cronica ha spesso di sé un immagine negativa: si percepisce come una persona
debole, inferiore agli altri, incapace di cavarsela da solo nella vita.
Convinti di non riuscire ad interessare gli
altri per le loro qualità, scelgono inconsciamente di diventare ” speciali”
nelle loro debolezze. E il ruolo di “stanco cronico”, può diventare un
modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità,
per trovare il proprio posto in famiglia o nella società.
Le situazioni che più
frequentemente provocano la patologia sono le seguenti:
· agire controvoglia e/o contro la propria indole;
· agire vivendo resistenze interiori e/o trovando continui
ostacoli esterni (economici, sociali, lavorativi, familiari);
· agire sempre in balia di dubbi, paure e ripensamenti;
· agire contro la morale quando essa è molto sentita;
· agire seguendo schemi di comportamento tortuosi e nevrotici: per
esempio, il dover essere in un certo modo per mantenere un’immagine di sé
valida ai propri occhi.
Sindrome della stanchezza,
chi è più a rischio
· Persone che svolgono un’attività in modo intenso e continuativo
per molti mesi o anni, concedendosi un riposo insufficiente.
· Persone che hanno sofferto negli ultimi mesi di patologie
debilitanti, gravi o meno, e hanno dedicato poco tempo alla convalescenza.
· Persone che tentano di ignorare le classiche malattie da
raffreddamento dell’autunno/inverno (influenza, bronchite, faringite ecc.)
mantenendo la stessa attività di sempre.
· Persone che soffrono di disturbi del sonno da almeno tre mesi e
che non riescono a risolvere il problema oppure lo trascurano.
· Persone che soffrono di depressione, la quale è tuttavia
mascherata dall’iperattivismo o dal senso del dovere.
· Persone che soffrono di stati depressivi manifesti.
· Persone che sono animate da molti dubbi e resistenze rispetto
all’attività che hanno intrapreso.
· Persone che si mettono a disposizione degli altri senza mai
risparmiarsi davanti a niente.
Cosa fare in caso di
stanchezza cronica?
Il manifestarsi della CFS indica, comunque,
che le risorse energetiche del corpo sono effettivamente state intaccate e che
ce n’è una concreta minore disponibilità. Perciò “tirare avanti” a tutti i
costi, oppure resistere, stringere i denti, banalizzando il problema, è quanto
di più controproducente si possa fare. Allo stesso modo però, un breve riposo
di uno o due giorni non solo può rivelarsi insufficiente ma addirittura dannoso
perché il corpo non fa nemmeno in tempo a fermarsi e subito deve riprendere le
sue attività.
E’ necessario pertanto considerare
seriamente la possibilità di un periodo non di stacco totale dall’attività, ma
di parziale riduzione degli impegni e della velocità con cui vengono
affrontati: lentezza che non vuol dire assolutamente immobilità. Naturalmente
le energie riconquistate non devono essere messe al servizio del vecchio stile
di vita. La strategia vincente terapeutica pertanto sarà quella di attivare
metodiche psicosomatiche rivolte a migliorare la persona nella sua interezza, soprattutto però non sottovalutare l'intervento di un professionista che possa aiutarci in modo serio e concreto a venire fuori dalla situazione.
Fonte PsicoAdvisor
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